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Caro diario
finalmente ce l'abbiamo fatta! Oggi io e Siria siamo andate a Milano. A dispetto dei nostri risultati scolastici, siamo due vere appassionate d'arte e non vedevamo l'ora di visitare la Pinacoteca.
Fin da quando mi sono svegliata ero in agitazione. Anche l'abbigliamento mi preoccupava: volevo star comoda, ma nello stesso tempo desideravo essere elegante; dunque non sapevo cosa scegliere nell'armadio. Mi son domandata come si sarebbe vestita Siria, ma sapevo che per lei un abito vale l'altro. Così, non senza dubbi, mi son vestita e ho optato per uno strano vestito dai colori forti. La parte inferiore della gonna, però, è di un giallino spento. Qualcuno mi ha detto che quell'abito sembra un quadro astratto. In verità, l'eccentricità dei colori è solo il frutto di un lavaggio sbagliato, uno dei tanti di mia madre, ma in quest'occasione non poteva che essere la scelta migliore. Arrivata a casa di Siria, l'ho trovata come me l'aspettavo: indossava dei jeans blu e una maglietta nera su cui campeggiava un cuore con tanto di corna e coda da diavoletto. Il suo senso estetico mi ha sempre lasciata perplessa!
Avevamo così tanta voglia di uscire che Siria non ha neppure fatto colazione, proprio lei che ne faceva quasi un rito! " Berrò qualcosa in autogrill" - mi ha detto. "Come vuoi" - ho risposto, ma sapevo che con lo stomaco vuoto Siria è molto irritabile! Comunque, eccitate dall'entusiasmo per la giornata, saliamo in macchina. Guido io perché lei è ancora un po' assonnata. Facciamo un viaggio tranquillo. Arrivate a Milano, però, la situazione si complica. Trovare la via giusta non è stato facile. Inoltre, il traffico della città rende nervosi. Arrivate a destinazione, ci rendiamo conto che c'è un mare di gente! Così, ci tocca stare in fila per più di un' ora solo per acquistare il biglietto. Pazienza. Siria ha pensato bene di sfruttare questo tempo andando a comprarsi un paio di brioche, dato che non ci siamo fermate a far colazione com'era nei programmi e sicuramente avremmo pranzato a tarda ora.
Una volta entrate, abbiamo cominciato a guardarci intorno. Volevamo goderci tutte le sale con calma, indugiando qua e là, senza preoccuparci del tempo. In fondo avevamo tutta la giornata! Casualmente, però, il mio sguardo cade su una donna che, come noi, sembrava molto interessata alla visita. Ho sentito distintamente che cercava un quadro, un unico quadro per il quale si era sobbarcata il viaggio fin lì. Chissà da dove veniva? Senza quasi accorgerci, abbiamo finito per seguirla. Si è fermata quasi di scatto davanti a una tela di Brugel. Sembrava rapita, quasi in contemplazione. Noi guardavamo lei, lei guardava il quadro. Il quadro
guardava noi. Proprio così. Avevamo la sensazione che il quadro ci osservasse. Io e Siria ci siamo scambiate un'occhiata interrogativa, poi, abbiamo cominciato a sentire una lieve corrente che rinfrescava piacevolmente l'ambiente. In breve, un intenso profumo di cibi e un vocio sempre più insistente ci ha avvolte. La lieve folata d'aria fresca che ci aveva appena lambito si stava trasformando in un vero e proprio vento. "Siria, ma cosa succ
" . Non son riuscita a finire la frase che mi son sentita risucchiata in un turbinio vorticoso. Credo di aver perso i sensi.
Quando mi son ripresa, Siria era lì, vicino a me. Era molto agitata. Parlava in modo sconnesso. Mi incolpava di qualcosa che non capivo. Ero stupita. Ciò che stava dicendo non aveva senso. Ero preoccupata e anche molto spaventata. Era successo qualcosa di inspiegabile. Ci trovavamo sicuramente in un luogo molto diverso da quello nel quale credevamo di essere. Forse, addirittura, ci trovavamo in un tempo diverso dal nostro. Mi sentivo addosso uno stordimento che mi impediva di riflettere con calma.
Siria, poi, non era più lei: diceva volgarità, frasi senza senso. Mi è sorto il panico. In breve ho capito che dovevo cavarmela da sola e che avrei dovuto per un po' non preoccuparmi di lei, piuttosto dovevo capire dov'ero e in quale epoca mi trovavo. Ho lasciato Siria lì dove ci eravamo inspiegabilmente ritrovate. La sua momentanea pazzia mi dava sui nervi, così abbiamo pure litigato, ma in quel momento non me ne preoccupavo. Avevo altri problemi da risolvere.
Poco distante da noi c'era una lunga tavolata di gente strana. Strana almeno per me che son nata nel XX secolo. Ho pensato che forse si trattava di una rappresentazione storica, una di quelle rappresentazioni di Paese in certi giorni di festa. Forse guardando meglio avrei visto in giro degli sbandieratori. Invece, ho dovuto convincermi che ero stata catapultata, per non so quale motivo, indietro nel tempo. Indietro, indietro. A giudicare da quello che vedevo, poteva trattarsi del
del XVII secolo! Eravamo finite in un granaio o forse un pagliaio. C'era una festa. Un banchetto. Sì poteva trattarsi di un banchetto nuziale. Suonatori di cornamusa allietavano i presenti. Una bimba sedeva per terra intenta a leccarsi un piatto. Seduta di fronte a un drappo verde stava una giovane donna con una corona in testa. Che fosse la sposa? Istintivamente mi è venuta la curiosità di cercare con lo sguardo lo sposo, ma non son riuscita ad individuare nessuno che potesse avere quel ruolo. Forse era il giovane intento a versare il vino nelle brocche o piuttosto quello a capotavola.
Ho capito. Improvvisamente ho capito! Mi trovavo nel 1500. Brugel, quello era il quadro di Brugel. Il Banchetto nuziale, appunto! Tanta era la soddisfazione di aver scoperto l'arcano che quasi mi son dimenticata di Siria. Ero emozionatissima. Come era stato possibile? Finire in un quadro di Brugel? Altrettanto improvvisamente mi sono accorta che non indossavo più l'abito con cui ero uscita di casa. Magicamente, non so trovare un'altra espressione, anch'io indossavo un abito simile a tutti gli altri, di un blu intenso. Credo che se avessi avuto uno specchio, mi sarei persin piaciuta! Ho cercato di non perdere la calma e di ragionare, così ho fatto dietro front per tornare da Siria. Appena volto la schiena, però, mi sento chiamare. " Ehi, tu dove te ne vai. Resta ancora un po'". Credo che l'espressione del mio viso mi abbia dipinto come tonta. Ero talmente stordita da quanto stava accadendo che non riuscivo a pronunciare alcunché. E poi, come mi sarei espressa? Già l'idea di sentirmi parlare in antico olandese mi inquietava parecchio. D'altra parte, se capivo quello che mi stava dicendo il ragazzo, era possibile che sarei stata in grado di rispondere. Non avevo più il controllo di me stessa e questo mi paralizzava.
Alla fine ho reagito. E
prima sottovoce e quasi balbettando, poi via via in modo più spedito ho cercato di spiegare che venivo da lontano, da molto lontano e che dovevo andarmene al più presto. Ho chiesto, però, che cosa stessero festeggiando. Credevo si trattasse di un matrimonio, invece
son rimasta impietrita: si festeggiava un funerale! La donna con la corona era la vedova.
Paradossalmente, il mio stupore sembrava stupire il giovanotto. Asdrubale, è questo il suo nome, mi ha spiegato che erano felici del fatto che quella persona avesse smesso di soffrire, che non dovesse più lavorare, sopportare la fatica e le malattie; invece - diceva - quando si nasce tutti fanno dei riti propiziatori per allontanare il dolore e la tristezza.
Ero turbata. Tutta quella storia mi sembrava assurda. Forse stavo sognando. Ma sì. Era l'unica spiegazione. Dovevo solo trovare il modo di svegliarmi. E Siria: dov'era andata? Ad un cero punto, ho sentito un calore dietro il collo. Poi, ho avuto la percezione di una strana presenza, ma non riuscivo a vedere nessuno, finché ho sentito uno strofinio peloso sulle gambe. Era il mio cane. Cosa ci faceva lì? E perché avevo di nuovo il mio vestito? E come mai Siria mi stava chiamando dalla strada? Ero tornata a casa, ero nel mio letto. Era sabato e dovevo andare alla Pinacoteca con siria. Ero in ritardo. Ho alzato lo sguardo verso la mensola dove ho la sveglia e vedo appesa al muro una nuova stampa. Si trattava del Banchetto nuziale di Brugel? Io non l'ho mai comprata. Fino a ieri in camera mia non c'è mai stata? Basta. Non ho più intenzione di preoccuparmi. A tutto c'è una spiegazione. Prima o poi scoprirò chi ha messo questo quadro in camera mia.
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