Sei nella sezione: Un quadro ...tante storie > Concorso - Scuola Secondaria classi prime e seconde
Ero seduta sulla poltrona del treno e leggevo tranquilla; insieme a me c'erano altri passeggeri e tutti avevamo una meta in comune : Parigi.
Parigi era anche la mia città natale.
Eravamo in silenzio quando sentimmo un grido che ci fece ghiacciare il sangue.
Nessuno sapeva che cosa fosse successo, ma tutti intuivamo che non era niente di bello.
Quello che vedemmo non era certo piacevole perché una donna giaceva a terra con un coltello da cucina in mezzo allo stomaco. Poco dopo ci accorgemmo che era la cameriera.
Lì cominciò la nostra avventura.
Alcuni passeggeri andarono a chiamare il medico di bordo anche se sapevano che per lei non c'era più niente da fare.

Così ci confermò anche il medico il medico poco dopo.
Un signore, che all'apparenza aveva all'incirca trent' anni, gli chiese come mai non era giunto subito e lui, non dando troppo peso alla situazione, rispose che non aveva sentito nulla .
Poi, incurante dei bisbigli che si sentivano , tornò nel suo studio.
Una donna vestita in modo particolarmente eccentrico mi si avvicinò e mi chiese che cosa ne pensassi dell'accaduto; io risposi che non avevo le idee abbastanza chiare.
In effetti era così, infatti, anche se avevo frequentato per qualche anno l' università per diventare detective, non avevo idea di cosa potesse aver suscitato un gesto così terribile .
Nonostante ciò due pensieri viaggiavano nella mia testa: il dottore centrava qualcosa con questa situazione e poi quello che era successo a quella donna poteva succedere a qualcun altro ?
Cercai la bottiglietta d' acqua nella mia borsa e poi mi recai dal dottore.
Quando bussai alla porta nessuno mi rispose.
Decisi di entrare comunque. Lo studio era in condizioni disastrose: penne e libri aperti giacevano a terra , mentre i fogli erano sparsi ovunque.Gli armadi erano aperti e alcune mensole erano a penzoloni e gli oggetti che le riempivano stavano a terra; la cosa che mi stupì fu la credenza che era inspiegabilmente caduta.
Provai a sporgermi oltre la scrivania e mi ritrassi dall'orrore: il dottore giaceva a terra con la stessa arma della vittima precedente .
La paura mi salì al cuore e l'urlo mi uscì improvviso. Fu molto forte e pieno di paura: tutti i passeggeri accorsero e cercarono di calmarmi. Una donna mi chiese che cosa ci facessi nello studio del dottore e io le risposi che ero andata a farle alcune domande, ma la risposta non la convinse troppo. Ma ne andai nella mia cuccetta e cercai di riflettere su chi potesse essere il colpevole di quegli spregevoli episodi. Rianalizzai tutta la situazione e ipotizzai un sospetto: il capotreno.
Poteva essere lui, però il fatto di pilotare il treno era un ottimo alibi.
L'indomani avrei fatto un salto in cabina a fare una visita al capotreno.
Il mattino seguente andai dal capotreno e gli chiesi se il treno trasportava qualche oggetto o carico di valore.
Lui in tutta risposta mi disse che non erano affari miei.
Io allora mi innervosii, ma cercai di non dimostrarlo.
Io me ne andai piuttosto arrabbiata .
Mentre tornavo in cabina mi sentii osservata e quando mi girai non vidi nessuno
Quella sensazione continuava e affrettai il passo .
Quando aprii la porta vidi, con la coda dell'occhio, un'ombra che entrava nello studio del dottore.
In un primo momento l'idea di seguire quel personaggio misterioso si impossessò di me poi però l'idea di finire come le altre due vittime mi convinse a starmene in cabina.
Lì presi una sedia e mi misi davanti la porta a vetri che separava la cabina dal corridoio.
Una donna arrivò dalla sua cuccetta e mi chiese cosa ci facessi davanti alla porta; mi ricordai di averla già vista durante la scoperta dei due casi precedenti e decisi di fidarmi.
Le raccontai della mia sensazione e di quell' ombra che avevo visto.
Lei allora mi chiese se per caso più tardi avessi voluto andare nello studio del dottore a cercare qualche indizio; le dissi che se mi avesse aiutato mi avrebbe fatto piacere.
Mezz'ora dopo ci trovammo davanti allo studio del dottore ed entrammo.
Il caos regnava come la volta precedente, ma nonostante il disordine notai che la credenza stavolta era in piedi.
Chiesi una mano alla ragazza e insieme la spostammo.
Dietro c'era un pannello di cartongesso leggermente inclinato,così provai a spingerlo e ci trovammo nel bagno;chiunque fosse entrato poco prima era uscito dalla stanza attraverso quel passaggio.
Iniziai a farmi un' idea sul criminale: il colpevole doveva per forza lavorare sul treno e a parte il capotreno, la cameriera (ormai morta ) e il dottore nessuno lavorava sul mezzo: il colpevole doveva per forza essere il capotreno.
Nonostante fossi certa che il colpevole fosse lui non mi spiegavo come mai lo avesse fatto .
All'ora di cena riunii gli altri passeggeri e esposi loro la mia ipotesi .
Li informai anche del mio piano: due di noi sarebbero dovuti passare davanti alla cabina del sospettato e uno dei due avrebbe dovuto esclamare, con il suo nome, che aveva scoperto il colpevole.
Il capotreno si sarebbe arrabbiato e avrebbe cercato di ucciderlo;noi però lo avremmo seguito e al momento cruciale lo avremmo intrappolato sotto un grande telo.
Gli altri mi chiesero chi avrebbe fatto da esca e mi sembrò opportuno offrirmi volontaria .
Ormai era deciso: io sarei stata l'esca di quella situazione.
Dopo la cena ,come d' accordo, andai davanti alla sala macchine insieme ad un altro ragazzo e dissi la frase concordata.
Poi tornai nella mia cuccetta e, terrorizzata, cercai di aspettare pazientemente.
La mia attesa non durò molto : infatti poco dopo vidi una lama brillare fuori dalla mio letto e urlai.
Gli altri , che erano nascosti dietro i loro letti, presero una coperta e la gettarono sopra il presunto colpevole , cercarono di bloccarlo e lo disarmarono.
Successivamente tolsero la coperta: videro che le mie ipotesi erano sensate e il capotreno era il colpevole.
Una domanda mi venne spontanea: perché?
Mi diede subito la risposta : lui insieme, alle altre due vittime, avrebbe dovuto compiere una rapina sul mezzo con cui stavamo viaggiavamo; se avesse compiuto la rapina lo avrebbero incastrato.
Uno di noi domandò come avremmo fatto ad arrivare a Parigi dato che il treno era rimasto senza pilota. Io gli risposi che bastava mettere il pilota automatico. Così fu. Poche ore dopo arrivammo alla nostra meta e lì denunciammo l' accaduto .
La nostra avventura era finalmente terminata e si era conclusa abbastanza bene.
Menu di sezione: