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"OBIETTIVO: STAR BENE A SCUOLA"
La proposta di intervento nasce dalle reali esigenze che generalmente si riscontrano nella scuola ove è sempre più sentita la necessità di un qualificato appoggio tecnico all'opera educativa delle insegnanti. Infatti il numero di bambini che presentano problematiche psicologiche particolari, anomalie di comportamento, difficoltà di socializzazione e o di apprendimento, specifiche o meno, sembrano in aumento continuo negli ultimi anni, preoccupando gli operatori della scuola che si trovano a "corto" di strumenti idonei a contenere il fenomeno ed a stabilire quando risulti realmente necessaria la presa in carico da parte del settore sanitario.
A fronte di tale situazione si è andata creando, in campo psicopedagogico, come in quello medico, la convinzione che sia sempre preferibile una efficace prevenzione con interventi tempestivi in età scolare precoce e prescolare, piuttosto che dover poi affrontare nell'adolescente problemi la cui soluzione risulta decisamente più complessa.
Naturalmente questo tipo di impostazione richiede un investimento a lungo termine di tempo e risorse che non può esaurirsi in un solo anno scolastico, ma risulta una esigenza ampiamente condivisa dai docenti dell'Istituto Comprensivo, che in questi ultimi cinque anni hanno ritenuto opportuno approvare il distacco di una docente dall'insegnamento per realizzare le finalità di progetto qui di seguito elencate:
Per documentare il lavoro svolto la psicopedagogista avrà cura di compilare, per ogni situazione presa incarico, una scheda che raccolga non solo le valutazioni effettuate, ma anche una sintesi degli incontri effettuati con la famiglia, gli insegnanti o altri operatori, le attività eventualmente proposte nei percorsi individualizzati, i risultati raggiunti e le difficoltà eventualmente incontrate.
Periodicamente, come previsto, la psicopedagogista relazionerà al Dirigente di Istituto ed al Collegio Docenti Unitario sulla attività svolta.
1. Vedere il problema, riconoscere a una situazione il carattere di problematicità è il primo passo per poter intervenire su di essa in modo appropriato e coerente con gli scopi e le modificazioni che sarebbero desiderabili.
Nella situazione scolastica intervengono innumerevoli variabili ed in un settore tanto complesso è facile cadere nell'eccesso di schematizzazione per cercare di trovare un po' di ordine. Il pericolo maggiore sta nelle visioni parziali dei problemi o nella sopravvalutazione di alcuni fattori rispetto al contesto, per cui si tende a ricondurre ad una sola e precisa causa fenomeni ed atteggiamenti di origine spesso completamente diversa.
2. La prima molla che spinge all'apprendimento è da ricercarsi nella soddisfazione dei bisogni impliciti nella relazione oggettuale che viene a stabilirsi fra il bambino e l'educatore. Anche se con la maturazione subentrano, naturalmente, altre motivazioni all'apprendimento, le forme originarie non saranno mai completamente abbandonate, ma continueranno a sussistere anche se in forma mascherata. La corretta impostazione del rapporto fra alunno ed insegnante è quindi sicuramente una premessa alla riuscita scolastica e va discussa e chiarita con l'opportuna attenzione del gruppo docente, superando il momento teorico ed approfittando delle possibilità di esemplificazione concreta che il lavoro scolastico offre.
3. Spesso le difficoltà di apprendimento si accompagnano ad atteggiamenti e comportamenti difficili: aggressività, iperattività, disturbi specifici dell'attenzione, apatia o scarsa autostima, poca motivazione al lavoro, rapporti conflittuali con compagni o insegnanti. A volte la corretta lettura dei segnali dell'alunno, del suo linguaggio non verbale, può consentire di attivare con insegnanti e famiglia, quelle risposte che il ragazzo attende e che, riducendo i problemi comportamentali, consentono un positivo effetto di ricaduta sul versante degli apprendimenti, anche se non si è lavorato direttamente su di essi. Offrire al gruppo docente delle informazioni per la corretta comprensione degli agiti e dei linguaggi non verbali attraverso cui l'alunno veicola un gran numero di informazioni su se stesso ed il suo disagio, significa acquisire uno strumento nuovo e rilevante al fine della riuscita della nostra attività educativa.
4. Risulta inoltre utile portare gli insegnanti a distinguere quei comportamenti o difficoltà che fanno presupporre la presenza di un problema serio o di un disturbo che necessita di trattamento, da quelle situazioni che, nell'ambito del processo evolutivo, costituiscono normali variazioni. In questo senso, quando per eccesso di scrupolo, si stigmatizza troppo un problema che in realtà non è tale, si rischia di essere non solo improduttivi, ma anche inopportuni.
5. Sportello di ascolto per alunni, insegnanti ei genitori della Scuola Secondaria di primo grado, insegnanti e genitori come spazio di confronto, riflessione ed approfondimento individuale sulle problematiche didattiche, educative o relazionali. (Allegato 2 - progetto di sportello)
6. Organzzazione di attività di recupero per gli alunni della Scuola Secondaria di primo grado da effettuarsi nel pomeriggio, in orario non scolastico, tenuti da insegnanti del plesso disponibili, presumibilmente nei mesi di novembre, febbraio, maggio, a cui gli alunni che manifestano difficoltà di apprendimento possono accedere in forma volontaria, in accordo con le famiglie che devono provvedere ai trasporti.
7. Un aiuto particolare per superare le carenze di prerequisiti o individuare precocemente le difficoltà specifiche di apprendimento (DSA) può essere l'uso di screening di base in particolare nell'ultimo anno della scuola dell'infanzia e sulle prime due classi di scuola primaria, per valutare precocemente le eventuali difficoltà prima che si manifestino attraverso insuccessi di tipo scolastico( Allegato 1 - progetto AD-AGIO). Tale opportunità, consente di organizzare da subito modelli di intervento, percorsi individualizzati, attività di classe che consentano un effettivo recupero dello svantaggio, prima che se ne senta in modo rilevante il peso donativo.
8. L'analisi globale delle situazioni difficili segnalate dalle insegnanti o dai genitori, deve portare alla formulazione di un "diagnosi psicopedagogica" della situazione segnalata. Tale termine va inteso in senso educativo didattico e non certo medico. Si tratta di una valutazione globale e precisa della situazione come contesto e non solo del singolo alunno. Ad essa concorrono non solo tecniche di valutazione oggettiva, ma anche quelle di osservazione neutrale, le informazioni fornite dalla famiglia. Effettuare una corretta valutazione della situazione come campo complesso in cui agiscono ed interagiscono innumerevoli fattori, e controllarla ripetutamente, significa creare una possibilità di controllo sull'efficacia degli interventi che concordemente si riterrà di attuare.
9. Alla analisi della situazione problematica individuale o di gruppo ( episodi di bullismo o difficile socializzazione) è necessario far seguire una programmazione puntuale e condivisa di interventi con la scelta e la definizione chiara degli obiettivi, l'utilizzo di tecniche o strategie mirate e l'adeguata organizzazione dei gruppi classe, momenti di verifica delle esperienze e dei risultati. Già a partire dalla scuola dell'infanzia
in sintesi il progetto punta all'ascolto dei bisogni, alla decodifica delle situazioni conflittuali ed alla collaborazione più ampia possibile con famiglie, docenti, servizi sociali, servizi riabilitativi, per creare quelle alleanze educative necessarie ad un approccio che pone al centro del proprio operare le buone relazioni fra i soggetti ed il benessere di tutti nel vivere l'esperienza scolastica.
La docente psicopedagogista
Dott. Marisa Calligari