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Io che ero un abituale pendolare, che tutti i giorni facevo il tragitto Milano - Torino su delle carrozze sconquassate e insieme a tutti gli altri passeggeri viaggiavo schiacciato fra gli stretti sedili, proprio questa mattina mi sentivo a disagio perchè dopo essere salito sulla carrozza del treno, che stranamente era arrivato puntuale, mi resi conto che ero l' unico viaggiatore e che, oltretutto, non mi trovavo sulla solita carrozza ma ero in una bellissima carrozza con le poltrone in pelle verde, con le tende e tutto l'allestimento interno color verde, un verde smeraldo. A quel punto decisi di andare dal controllore per chiedere se avessi sbagliato treno ma lui mi disse di no, avevo preso proprio quello giusto, però non mi spiegavo ancora tutti questi cambiamenti. Quando vidi che si stavano chiudendo le porte andai a sedermi in un posto vicino ad una porta che collegava i cinque vagoni. Quando il treno partì io decisi di leggermi "La Stampa" che parlava di un fatto di cronaca che mi aveva colpito facendomi riflettere. Dopo la mia lunga lettura, guardai l'ora e vidi che erano passate due ore e che avrei dovuto già essere arrivato a destinazione da più di 30 minuti. Andai dal controllore per chiedere informazioni e lui mi disse che non eravamo ancora arrivati. Io ero sempre più insospettito, ma mi rimisi al mio posto a leggere il quotidiano, trovai altre notizie interessanti, ed alla fine, dopo aver letto tutto il giornale, guardai l'orologio e vidi che erano passate altri 30 minuti, e che ero in ritardassimo per la mia riunione di lavoro, così, scocciato, decisi di ritornare dal controllore che mi disse che mancavano solo pochi minuti. Io ritornai al posto molto seccato per quell'inconveniente e, nervoso, continuavo a controllare l'orologio, e i minuti passavano uno, due, cinque, dieci Finalmente, quando stavo per sbottare di rabbia, sentii il suono della campanella che indicava che era ora di scendere. Io, tutto felice, anche se un po' irritato per il ritardo, scesi dal treno e mi trovai spaesato, non ero nella stazione di Torino ma in una stazione di non so che paese, c'era un pavimento tutto in marmo bianco lucidissimo. Vedevo venirmi incontro persone di una statura e corporatura enorme rispetto a me. Tutte mi offrivano prelibatezze dolci e salate che io non potevo non accettare essendo un golosone. Io da quel punto di vista ero felice, ma pensieroso, perché non riuscivo a capire dove fossi finito. Uscendo dalla stazione vidi un cartello con scritto " Benvenuti nel Paese dei Grassoni". A quel punto iniziai a capire che da quel normale viaggio in treno non sarei più tornato. Io chiedevo informazioni per tornare a Milano ma nessuno conosceva questo nome o comunque un mezzo per ritornarci. Mi sedetti sulla panchina al di fuori della stazione, per mangiare tutte quelle squisitezze che mi erano state offerte e meditavo su quello che mi stava capitando. Ad un certo punto sentii qualcuno che mi batteva sulla spalla, mi girai di colpo e vidi che era il controllore che mi diceva: "Si svegli, signore, siamo arrivati al capolinea!" Mi resi conto che avevo sognato tutto, la carrozza, il viaggio, il paese dei grassoni, e tutti quegli squisiti dolci, mi trovavo nella vecchia carrozza sgangherata ed ero proprio alla stazione di Torino, in orario per la riunione di lavoro. Peccato, non mi sarebbe dispiaciuto vivere insieme a quegli esseri giganti perché erano simpatici e buffi. Però è sempre meglio tornare alla vita abituale!
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